Qualche anno fa
l’Accademia della Crusca ha tenuto una importante serie di incontri in cui
studiose della prestigiosa istituzione hanno dibattuto sul tema “E’ la lingua
che ci ha fatto italiani?”. Se in materia linguistica la risposta fu (ed è)
complicata, per quanto riguarda l’ambito della storia culturale, materiale e
civile del nostro Paese, possiamo con tranquillità affermare che, se non fu la
lingua, di certo dall’unificazione in poi l’implementazione di una efficiente
rete ferroviaria mise in contatto le molte “italie” compresenti nella penisola,
compiendo quel miracolo – temporaneo? – di fare gli italiani.
Questa constatazione
più e più trova la sua patente di verità oggi che il sistema ferroviario
nazionale attraversa momenti critici in termini di gestione, ammodernamento e
concorrenza, in special modo qui in Abruzzo, dove la ricorrenza dei 150 anni
dalla costruzione della tratta Ancona-Pescara figge un punto intorno al quale è
opportuno sviluppare le necessarie riflessioni per far ripartire sviluppo ed
economia della regione. In occasione degli eventi commemorativi che cadranno nei
giorni 10, 11 e 12 maggio prossimi, voluti fortemente dalla Fondazione
Pescarabruzzo in collaborazione con Acaf e il Museo del Treno di Montesilvano,
lo storico pescarese delle ferrovie italiane ed ex sindaco di Montesilvano,
Renzo Gallerati, ci ha ricordato tutto il valore di un’opera infrastrutturale la
cui grandezza fu pari solo agli ideali che nutrirono la generazione degli uomini
e delle donne del Risorgimento italiano.
La linea
Ancona-Pescara, i binari di un sogno che fu un’impresa eroica…
«Proprio così. Lei
immagini la costa Adriatica da Ancona fino a Vasto: si snodavano tutta una serie
di paesi situati in collina/altura, sia per ragioni storiche sia per ragioni
igienico- sanitarie, dato che le zone a valle erano malariche, escluse le città
come Pescara, Ortona, Vasto e Giulianova; tutto il resto era una landa
completamente desolata. Quando iniziarono ad arrivare le grandi imprese dal
nord, inviate da Cavour - grazie anche all’ingente massa di denaro rilevata dai
titoli di Stato del Banco di Napoli -, questa desolazione si animò di uno
spirito impensabile fino a qualche anno prima: intorno alle primissime stazioni
ferroviarie si scatenò una specie di far-west, alla Sergio Leone! Arrivano i
primi opifici, le prime fabbriche, gli alberghi, i negozi, anche le realtà
amministrative iniziano a scendere a valle, come ad esempio Montesilvano, Silvi
e Castellammare. La ferrovia creò un tumulto che si ripercosse in modo positivo
sul territorio abruzzese, grazie ad un’impresa che fa bene a definire eroica,
dato che un lavoro immane – considerata la situazione di partenza – fu iniziato
e concluso da Ancona a Pescara nel giro di due anni (dal 1861 al 1863), con una
forza lavoro che fu prevalentemente umana. Oggi un lavoro pubblico di tale
portata dura due anni? E non si fece solo la ferrovia, furono edificati anche
ponti, stazioni e gallerie. Qualcosa di incredibile, sicuramente. Poi arrivò la
grande crisi del trasporto su ferro, causato dal trasporto su gomma, con le
autostrade e le automobili».
In
Abruzzo come è maturata questa crisi, anche dei tempi attuali?
«Per ragioni
sicuramente dirigenziali, manca la visione, come diceva il professore Nicola
Mattoscio, manca il sogno, manca la volontà seria di costruire un paese che
funzioni veramente. Pensi a come, oggi, l’Abruzzo, le Marche ed il Molise siano
tagliati fuori dal discorso della grande velocità, una mancanza di prospettiva
gravissima. Se in rete diamo un’occhiata al corridoio dell’alta velocità che
attraversa la penisola, vediamo che si va da Bari a Torino non passando per
Ancona-Pescara, ma passando per Foggia-Roma-Firenze e Bologna... le sembra
normale? Se lei pensa che cento anni fa Castellammare aveva un treno che si
chiamava “La valigia delle Indie”, che faceva un percorso Londra-Bombay: questo
treno partiva da Londra, passava sul canale della Manica, s’imbarcava,
attraversava le Alpi, scendeva da Bologna verso Pescara e poi Brindisi, dove si
imbarcava un’altra volta direzione India… Lei pensi come era importante la
dorsale adriatica! Per non parlare delle tratte Pescara-Parigi, Pescara-Monaco
attive negli anni ’90…».
Dunque le ragioni per celebrare e rilanciare il trasporto ferroviario in Abruzzo
ci sono tutte?
«Assolutamente. Non
a caso domenica 12 maggio, grazie alla Fondazione Pescarabruzzo, faremo arrivare
da Ancona la celebre locomotiva FS 685.196, incaricata della trazione del treno
d'epoca di Trenitalia spa, celebre ai tempi per velocità - oltre 100 km orari –
ed affidabilità: guardare al futuro attraverso le eccellenze del passato. Le
vetture al suo seguito saranno le classiche "centoporte" di 3ª classe (con
sedili in legno), una "Corbellini" (dal cognome dell'allora Ministro del
Trasporti) di 2ª classe e due altre del 1931 a scompartimenti, di cui una di 1ª
classe (con velluto rosso). La loro livrea è quella in uso per le FF.SS. dal
1936 ai primissimi anni Sessanta, detta in gergo ferroviario "Castano-Isabella"(2
diverse tonalità di marrone). Questo tipo di "velociste" della trazione a vapore
lasciarono i binari della tratta Ancona-Pescara dal 1959, anno
dell'elettrificazione di tale relazione ferrata. Dovremmo imparare dal passato
anche in materia di efficienza e serietà sul lavoro; ad esempio, durante
l’implementazione della tratta Penne-Montesilvano, in fase di costruzione le
prime ditte (come le Poste) si muovevano coi cavalli, con le diligenze: lei
pensi che il postiglione che non portava il berretto delle Poste veniva multato!
O ad esempio, se la posta che arrivava dalla stazione di Montesilvano veniva
recapitata all’ufficiale postale di Penne con 10 minuti di ritardo, piovevano
multe!».
Il
treno, dunque, come categoria dello spirito?
«Certamente. Il
treno come modo di essere, di attraversare il mondo e godere in pace di tutte le
sue bellezze».
Torna sui binari il treno a vapore che unì l’Italia
In
viaggio sulla tratta Ancona-Pescara Mattoscio: Un sogno che divenne realtà
di
Federica D’Amato
da
il Centro - 20 aprile 2013 — sezione: Pescara
PESCARA. Quale sogno
vibrava nelle menti e nei cuori di coloro che vollero l'Unità d'Italia? Quale
sacrificio, mai domo nell'offerta totale di se stessi ad un ideale necessario,
animò le genti che han fatto la nostra storia nazionale? Un sogno che diede vita
a tutta una serie di espressioni politiche e culturali che hanno arricchito il
patrimonio del nostro futuro, senza dimenticare le manifestazioni
infrastrutturali che furono uniformate in modo eccezionale dall'aspirazione
unitaria. È sulla scia di un siffatto genuino sentimento di recupero memoriale e
al contempo valorizzazione concreta delle futuribili prospettive d'impegno, che
la Fondazione Pescarabruzzo, in collaborazione con Acaf e il Museo del Treno di
Montesilvano, tra poco meno di un mese farà rivivere lo storico treno a vapore
Ancona-Pescara chiamato La valigia delle Indie con “150°, I binari di un sogno”,
celebrazione che cade a 150 anni dalla sua costruzione e a 50 anni da quella che
fu la grave dismissione della tratta “Pescara-Penne”. La linea, che parte dalla
stazione di Ancona e corre lungo la costa Adriatica marchigiana e abruzzese per
quasi tutto il percorso fino a Pescara Centrale, ha rappresentato la spina
dorsale sulla quale la nostra città ha esemplato il suo fervore di crescita
industriale, commerciale e culturale, infrastruttura senza la quale la
possibilità stessa di inserirsi in un discorso economico pienamente nazionale
sarebbe venuta meno. L'obiettivo della tre giorni - 10, 11 e 12 maggio 2013 - è
quello di rilanciare la mobilità ferrioviaria nella regione Abruzzo, senza
dimenticare i flussi di vitale scambio con l'intera penisola. Forte sostenitore
del progetto è stato naturalmente il professore Nicola Mattoscio, presidente
della Fondazione Pescarabruzzo, che con lucidità e passione ha risposto ad
alcune nostre domande.
Centocinquanta anni
fa la prima tratta ferroviaria Ancona-Pescara, i binari da voi definiti “di un
sogno”. Quale?
«La tratta
Ancona-Pescara fu il primo grande esempio di unificazione materiale, morale,
economica, sociale del Paese unificato, dello Stato nascente agognato da tutto
il Risorgimento italiano; un grandissimo esempio di come il sogno dell'unità
nazionale non era una retorica rivolta semplicemente alla rivendicazione di
diritti astratti, bensì un sogno affidato alla esigenza di progredire, di
emanciparsi dalle contingenze terribili della miseria, dell'analfabetismo e del
degrado anche morale. In pochi anni l'unificazione del Paese, da questo punto di
vista, seppe dare delle risposte concrete, certo con il rischio collaterale di
un incremento del problema degli equilibri finanziari dello Stato nascente; ma
fu quello un indebitamento ben giustificato, motivato dal fatto che tale rischio
ad un certo punto viene rivolto alla grande esigenza di infrastrutturazione
della nazione, presupposto per poi raccogliere la sfida della modernità, ovvero
quella fare gli italiani. Vede, quando noi parliamo di sogno è perché allora con
la costruzione delle ferrovie si voleva sottolineare il grande sogno del
movimento risorgimentale che portava all'unificazione; tale desiderio, per non
essere retorico, doveva materializzarsi in concreti provvedimenti di rilevanza
strategica: le ferrovie furono un coraggioso atto dei primi governi
risorgimentali e anche un buon esempio di buona politica, dato che in pochissimi
anni, solo due per la precisione (1861-1863), facciamo riferimento a ferrovie
dai tratti lunghissimi già realizzate e inaugurate! Qualcosa che ha dell'eroico,
sicuramente».
Lei accenna al
rilancio della mobilità ferrioviaria nella regione Abruzzo, ma Pescara oggi
sembra tagliata fuori dai collegamenti veloci. Cosa ne pensa?
«La riflessione
sulla parte medio-adriatica della nostra nazione, sulla regione Abruzzo e nello
specifico sul futuro di quella che sarà la città di Pescara, richiede una
ponderazione attenta dei fattori politico-economici messi in gioco. Oggi si è
smarrita la visione del fare sistema, del fare rete, la visione che porta a
concepire in maniera credibile e sostenibile il processo di crescita e sviluppo
economico; senza il ruolo delle infrastrutture - nel nostro caso quelle rivolte
strategicamente alla mobilità delle persone e delle merci – non è pensabile in
alcun modo che si possano rilanciare modelli di crescita alle scale regionali.
Non si può non impegnarsi a declinare nuovamente il tema delle infrastrutture,
in chiave contemporanea! È irrinunciabile, a questo punto, che l'alta velocità
coinvolga l'intera fascia adriatica del Paese, è un dovere di visione, l'obbligo
di sognare un futuro credibile per l'intera Italia».
Il programma delle celebrazioni
Le
celebrazioni si apriranno il 10 maggio con il “Viaggio nella cultura
ferroviaria”, treno didattico di Sangritana che partirà alle 9.30 da Pescara
Portanuova a Giulianova, con fermate a Pescara...
da
il Centro - 20 aprile 2013 — sezione: Pescara
Le celebrazioni si
apriranno il 10 maggio con il “Viaggio nella cultura ferroviaria”, treno
didattico di Sangritana che partirà alle 9.30 da Pescara Portanuova a
Giulianova, con fermate a Pescara Centrale, Montesilvano, Silvi, Pineto, Roseto
(gratuito per studenti delle province di Pescara e Teramo). Sabato 11 , dalle
10, nella sala della Fondazione Pescarabruzzo, convegno su “Il futuro della
mobilità in Abruzzo” con presentazione del volume “150 anni di binari tra Ancona
e Pescara”; poi, alle 18.30, nella Maison des arts (piano terra Fondazione
Pescarabruzzo) inaugurazione della mostra olografica “I binari di un sogno” e di
“Diorami ferromodellistici del tracciato Pescara- Penne”. Infine domenica 12
arriverà il treno storico a vapore di Trenitalia, da Ancona a Pescara Centrale
(0852058833 per prenotazioni biglietti ), a seguire alle ore 12, alla Stazione
Centrale si terrà il concerto d’accoglienza della banda della Città di Pescara,
mentre a partire dalle ore 18.30 sarà inaugurata nei locali dell Fondazione la
mostra di grafica “Pescara nell’epoca dannunziana” di Mimmo Sarchiapone. Info :
www.150ferroviadriatica.it.